Il disegno di legge sull'antisemitismo, approvato al Senato nel marzo di quest'anno e attualmente in esame alla Camera dei Deputati, è diventato oggetto di forti tensioni politiche, in particolare all'interno del Partito Democratico, dopo l'annuncio della segretaria Elly Schlein di votare contro il provvedimento, previsto per il 22 settembre.

Secondo quanto ricostruito da Domani, il testo approvato in prima lettura è il risultato di una convergenza trasversale maturata nel corso dell'iter parlamentare e nasce dalla necessità di dare attuazione a un atto di indirizzo approvato nel 2020 dal governo italiano per il contrasto dell'antisemitismo.

Le polemiche si sono concentrate sulla definizione di antisemitismo contenuta nel testo, che riprende quella adottata nel 2016 dall'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), un'organizzazione intergovernativa composta da 35 Stati membri, tra cui l'Italia. La definizione descrive l'antisemitismo come "una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti", specificando che il fenomeno può manifestarsi anche attraverso attacchi verbali o fisici contro persone ebree, non ebree o istituzioni considerate ebraiche.

Secondo Domani, la proposta principale è stata promossa dal capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, ma sul tema erano state depositate anche altre iniziative e sollecitazioni, tra cui quelle di Maurizio Gasparri (Forza Italia), Ivan Scalfarotto (Italia Viva) e Graziano Delrio (PD). Lo stesso Romeo ha spiegato che l'obiettivo del provvedimento è definire meglio condotte rispetto alle quali il governo italiano ha già adottato atti di indirizzo dal 2020.

Nel corso dell'esame in commissione, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano, erano state inizialmente avanzate proposte di modifica che prevedevano un'estensione delle sanzioni penali per chi compie atti discriminatori contro gli ebrei, su iniziativa di Gasparri, e la facoltà per le prefetture di impedire lo svolgimento di cortei ed eventi pubblici in presenza di indizi di antisemitismo, proposta da Scalfarotto. Entrambe le modifiche sono state successivamente ritirate per favorire un accordo più ampio.

La definizione adottata dall'IHRA è stata concordata nel 2016 durante una riunione plenaria dell'organizzazione a Bucarest. L'IHRA è stata fondata nel 1998 e oggi riunisce 35 Stati membri impegnati nella promozione della ricerca, dell'istruzione e della memoria della Shoah.

Le critiche nei confronti del disegno di legge si concentrano sulla natura ampia della definizione, ritenuta da alcuni osservatori suscettibile di estendere eccessivamente il perimetro delle condotte considerate antisemite e di limitare la libertà di critica nei confronti del governo e delle istituzioni israeliane.

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