Un furto informatico da 6,3 miliardi di dollari ha colpito Binance, la principale piattaforma mondiale di scambio di criptovalute, con ogni probabilità da parte del gruppo TraderTraitor, legato alla Corea del Nord. È il più grande attacco informatico della storia contro un exchange di criptovalute, e segue di poco un altro maxi-furto da 1,5 miliardi di dollari ai danni di Bybut, avvenuto nel febbraio 2025, anch’esso attribuito alla Corea del Nord.
Binance ha annunciato di voler restituire tutte le perdite agli investitori attingendo alle proprie casse aziendali, nonostante il congelamento di 3 miliardi di dollari e la sospensione delle transazioni. Un colpo da 6,3 miliardi di dollari in appena 20 minuti, il più grande della storia del settore. Un attacco complesso, che potrebbe essere iniziato da un semplice laptop di un funzionario di Binance, ha scosso il mercato delle criptovalute. Bitcoin perde il 2% e scende sotto i 77.000 dollari, mentre Ethereum cala dell’1,38% a poco sopra i 2.200 dollari.
Secondo Stefano Mele, esperto di cybersecurity e partner dello studio legale Gianni & Origoni, intervistato dal Sole 24 Ore, il danno reputazionale è solo una parte del problema. “Questo attacco mette in evidenza una contraddizione importante nell’evoluzione del mercato delle criptovalute”, spiega Mele. “Nate come strumenti decentralizzati, oggi una parte rilevante delle operazioni finanziarie passa attraverso grandi piattaforme centralizzate come Binance. La sicurezza di queste risorse finisce quindi per dipendere non soltanto dall’affidabilità delle tecnologie blockchain, ma anche dalla capacità degli intermediari di proteggere i propri sistemi”.
Il furto, secondo Mele, dimostra che la sicurezza delle criptovalute non dipende solo dalla tecnologia blockchain, ma dalla centralizzazione delle funzioni operative in grandi intermediari privati. “È una distinzione fondamentale, perché evidenzia come la concentrazione di funzioni critiche possa generare rischi di dimensioni eccezionali anche in un ecosistema tecnologicamente decentralizzato”, conclude Mele.
La Corea del Nord utilizza da tempo i furti informatici come strumento di finanziamento per i suoi programmi di sicurezza e militari, e questo attacco conferma la gravità della minaccia.