Il reato di blocco stradale ci sarebbe, ma nessuno intende perseguirlo. È questa, in estrema sintesi, la situazione che emerge dal caso di Taranto, dove i blocchi attorno alla raffineria Eni hanno messo in ginocchio la rete distributiva dei carburanti e costretto i sindaci a razionare i servizi pubblici essenziali.
La cronaca è ormai nota: i presìdi dei lavoratori dell’ex Ilva e degli autotrasportatori hanno di fatto isolato l’impianto, privando le stazioni di servizio della Puglia di benzina e gasolio. A cascata, i Comuni hanno dovuto limitare trasporti pubblici, raccolta dei rifiuti e mezzi di emergenza.
Una protesta che, al di là delle ragioni dei manifestanti, ha prodotto un effetto preciso: un’interruzione su larga scala di servizi pubblici essenziali.
Ed è qui che la questione diventa giuridica.
In Italia il blocco stradale non è riconosciuto come forma legittima di protesta. Le manifestazioni possono occupare la carreggiata solo in casi autorizzati e temporanei; quando la chiusura è totale e prolungata, scatta l’ipotesi di illecito penale.
La normativa è chiara: l’articolo 633 del codice penale, che punisce l’occupazione arbitraria di spazi pubblici, si applica anche alle strade. E se il blocco provoca, come a Taranto, l’interruzione di servizi pubblici essenziali, si entra in un ambito sanzionabile.
Il diritto di sciopero e di manifestazione non è assoluto. Quando l’azione di protesta arriva a paralizzare servizi pubblici essenziali — come la distribuzione di carburante per ambulanze e mezzi pubblici — l’interesse collettivo alla sicurezza e alla continuità della vita civile prevale nettamente sull’esercizio della manifestazione.
In sintesi: il reato c’è. Ma, come spesso accade in Italia, nessuno sembra volerlo chiamare con il proprio nome.
Di seguito l'articolo di Ettore Bellavia.
La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva e degli autotrasportatori attorno alla raffineria Eni di Taranto ha mandato in tilt la rete distributiva dei carburanti in Puglia. La situazione è diventata così critica che molti sindaci hanno dovuto firmare ordinanze urgenti per razionare i servizi pubblici essenziali: trasporti, raccolta dei rifiuti e persino i mezzi di emergenza. La causa principale è la mancanza di carburante, dovuta ai blocchi stradali che impediscono il rifornimento delle pompe di benzina. Una conseguenza concreta e immediata della protesta, che sta mettendo in difficoltà migliaia di cittadini che non riescono a fare il pieno.
La protesta e i blocchi stradali
La protesta non si limita a Taranto. In tutta la Puglia si registrano blocchi e presìdi che impediscono la circolazione regolare dei carburanti. In Calabria e Basilicata agricoltori e autotrasportatori protestano contro i rincari energetici e le tensioni geopolitiche. Il prezzo del gasolio è aumentato di oltre 50 centesimi al litro, rendendo insostenibili i costi per molte aziende. Anche il futuro dello stabilimento ex Ilva è al centro delle preoccupazioni: l’azienda ha interrotto la produzione negli impianti pugliesi e l’incertezza sul destino dello stabilimento alimenta le tensioni. La protesta si estende anche a Foggia, dove i blocchi stradali creano disagi alla circolazione, e in Sicilia, dove gli autotrasportatori hanno annunciato il fermo totale dei camion fino al 20 ottobre. Nel Cosentino e lungo la statale 106 jonica, presidi di mezzi pesanti e trattori rallentano il traffico. Al casello A14 di Poggio Imperiale, nel Foggiano, si registrano rallentamenti e code per la presenza di autotrasportatori in protesta.
Razionamento dei servizi pubblici
La mancanza di carburante ha costretto molti Comuni pugliesi a razionare i servizi pubblici. La mancanza di carburante ha costretto molti Comuni pugliesi a razionare i servizi pubblici. In Puglia, 150 dei 270 impianti a marchio sono senza carburante. In molte città i trasporti pubblici sono ridotti al minimo e la raccolta dei rifiuti procede a rilento, creando disagi ai cittadini. Anche i mezzi di emergenza risentono della situazione, con i rifornimenti di carburante razionati. Nei supermercati, gli scaffali cominciano a svuotarsi a causa dell’interruzione delle consegne. Una situazione che evidenzia come i blocchi stradali attorno alla raffineria di Taranto abbiano ripercussioni immediate e concrete su tutta la regione, aggravando una crisi già difficile.