Il cinema non è più soltanto una questione di estetica, identità culturale o industria creativa. Oggi, il cuore del dibattito politico sul futuro della filiera passa attraverso l’analisi dei dati. È questo il messaggio principale emerso ieri durante la presentazione del volume La politica pubblica del cinema e dell’audiovisivo in Italia, pubblicato da Treccani, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito della Festa del Cinema e del MIA.

Nel suo intervento, Carlo Prosperi, caposegreteria della presidenza della commissione Cultura della Camera e docente presso il master in Management dell’audiovisivo di Treccani, ha sottolineato come, nel cinema e nell’audiovisivo, i dati non siano un complemento della politica pubblica, ma la condizione per renderla efficace. La relazione ha evidenziato un cambio di passo nel modo in cui il Parlamento affronta le politiche culturali: il focus non è solo sugli stanziamenti, ma sulla loro capacità di produrre risultati concreti e misurabili lungo l’intera filiera.

Un passaggio particolarmente rilevante riguarda le recenti modifiche al Regolamento della Camera dei Deputati, che rafforzano le competenze delle Commissioni parlamentari nell’analisi d’impatto delle politiche pubbliche. Si tratta di un punto che trascende il settore cinematografico e tocca il cuore della funzione legislativa: senza strumenti adeguati per valutare gli effetti delle norme, il Parlamento rischia di legiferare al buio.

Prosperi ha ricordato che il Parlamento è il luogo della visione politica per eccellenza. Senza la bussola dei dati e del rigore empirico, tuttavia, anche la visione strategica più ambiziosa rischia di risolversi in pura retorica.

Il volume presentato rappresenta un esempio concreto di come i dati possano orientare le decisioni pubbliche. La seconda valutazione d’impatto della legge cinema ha integrato i dati amministrativi della DGCA con archivi esterni come Aida, IMDb e Lumière, offrendo una fotografia della filiera che non si esaurisce nei numeri, ma li mette al servizio delle scelte istituzionali. Il direttore della DGCA, Giorgio Carlo Brugnoni, ha indicato una direzione precisa: la politica industriale del settore è entrata in una fase nuova, dove contano selettività, addizionalità e misurabilità dei risultati.

Prosperi ha inoltre sottolineato come questa linea sia stata rafforzata dalla recente approvazione della legge del 10 settembre scorso. Grazie al lavoro della Commissione cultura della Camera, e in particolare del presidente Federico Mollicone, sono stati introdotti strumenti di controllo degli incentivi, quote minime di investimento per i broadcaster e meccanismi di stabilizzazione pluriennale dei finanziamenti. Il Ministro Giuli e il Sottosegretario Borgonzoni hanno accompagnato questa evoluzione con un lavoro di affinamento normativo e regolamentare che, ha notato Prosperi, non si era mai visto con tale continuità negli ultimi trent’anni.

Il messaggio politico, emerso da quanto spiegato da Prosperi è chiaro: la politica culturale italiana ha imboccato la strada della responsabilità. La fase della spesa indiscriminata appartiene al passato. Oggi servono programmabilità, sostegno proporzionato all’efficacia, controllo dei costi e dati interoperabili per orientare le scelte. La politica deve continuare a guardare lontano, ma con la consapevolezza che ogni visione, per diventare realtà, deve poggiare su numeri solidi e verificabili.

Nel cinema e nell’audiovisivo, dunque, i dati non sono un complemento della politica pubblica: sono la condizione per renderla efficace. Ed è su questa base che il Parlamento italiano sembra aver scelto di costruire il futuro dell’industria culturale nazionale.

La relazione di Prosperi, come riportato da AGC News, ha infatti sottolineato che la seconda valutazione d’impatto della legge cinema, pubblicata a settembre 2026, rappresenta un passaggio cruciale per comprendere il nuovo ciclo di politiche dedicate al settore. Questo lavoro integra i dati amministrativi della Direzione generale Cinema e Audiovisivo (DGCA) con archivi esterni come Aida, IMDb e Lumière, offrendo una fotografia della filiera che non si esaurisce nei numeri, ma li mette al servizio delle scelte istituzionali.

Secondo Prosperi, il volume dimostra che la politica non può limitarsi a distribuire risorse: deve valutarne gli effetti. In un contesto di risorse pubbliche limitate, la competizione tra settori rende indispensabile misurare l’efficacia dei provvedimenti. Nel cinema e nell’audiovisivo, i dati amministrativi diventano così la base per verificare se le politiche culturali producono davvero risultati lungo l’intera filiera.

La relazione ha inoltre evidenziato come la DGCA, sotto la guida del direttore Giorgio Carlo Brugnoni, abbia indicato con chiarezza una fase nuova della politica industriale del settore. Se negli anni precedenti la priorità era garantire liquidità e tenuta della filiera, oggi l’obiettivo è selettività, addizionalità e misurabilità dei risultati. Una linea che, secondo Prosperi, è stata rafforzata dalla recente approvazione della legge del 10 settembre 2026.

Grazie al lavoro della Commissione cultura della Camera, presieduta dall’onorevole Federico Mollicone, la nuova legge introduce strumenti di controllo degli incentivi, quote minime di investimento per i broadcaster e meccanismi di stabilizzazione pluriennale dei finanziamenti. Il Ministro Giuli e il Sottosegretario Borgonzoni hanno accompagnato questa evoluzione con un lavoro di affinamento normativo e regolamentare che, ha notato Prosperi, non si era mai visto con tale continuità negli ultimi trent’anni.

Il messaggio politico è chiaro: la politica culturale italiana ha imboccato la strada della responsabilità. La fase della spesa indiscriminata appartiene al passato. Oggi servono programmabilità, sostegno proporzionato all’efficacia, controllo dei costi e dati interoperabili per orientare le scelte. La politica deve continuare a guardare lontano, ma con la consapevolezza che ogni visione, per diventare realtà, deve poggiare su numeri solidi e verificabili.

Nel cinema e nell’audiovisivo, dunque, i dati non sono un complemento della politica pubblica: sono la condizione per renderla efficace. Ed è su questa base che il Parlamento italiano sembra aver scelto di costruire il futuro dell’industria culturale nazionale.

La relazione di Prosperi ha presentato una serie di dati che evidenziano la fase di riassestamento della spesa pubblica nel settore cinematografico. Il numero delle domande approvate è passato da 1.455 del 2023 a 1.178, fino a 1.018 del 2025, mentre le risorse allocate sono scese da 894,1 milioni a 656,6 milioni e poi a 477,6 milioni, con una contrazione del 27,2% nell’ultimo anno. In particolare, il tax credit ha subito una riduzione del 35,3%, passando da 622,6 milioni a 402,8 milioni, con le domande che sono diminuite da 888 a 527. In controtendenza, invece, i contributi selettivi, dove le domande sono cresciute da 199 a 363 e le risorse da 21,5 a 61,8 milioni. Questa dinamica, come sottolineato nella relazione, non è riconducibile a un calo della produzione, ma ai meccanismi di de-escalator e alle aliquote differenziate introdotte nel biennio 2024-2025, che hanno portato a una contrazione fisiologica della spesa pubblica.

Fonti