La mancata nomina di Luigi Carbone a presidente aggiunto del Consiglio di Stato approda in Procura. A riportare la notizia è Ettore Bellavia su Domani, che riferisce dell'indagine aperta dalla Procura di Roma sull'improvviso stop alla designazione di Carbone, attuale presidente della IV Sezione di Palazzo Spada. Secondo quanto riferito dal quotidiano, l'ipotesi al vaglio degli inquirenti riguarda possibili pressioni politiche provenienti da Palazzo Chigi.

La vicenda risale al 15 aprile scorso, quando il plenum del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha respinto, con voto segreto, la proposta di nominare Carbone presidente aggiunto del Consiglio di Stato. La votazione si è conclusa con 7 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti, determinando la mancata approvazione della nomina.

Secondo la ricostruzione di Domani, la designazione di Carbone appariva inizialmente una formalità. In qualità di membro togato più anziano, il magistrato era considerato il candidato naturale alla successione del presidente del Consiglio di Stato, Luigi Maruotti, destinato ad andare in pensione l'anno successivo. La questione non è di poco conto, dal momento che il presidente aggiunto è a sua volta il candidato naturale alla successione del vertice del Consiglio di Stato.

Secondo il quotidiano, il 7 aprile 2026 la pratica per la successione di Carmine Volpe viene finalmente discussa in commissione. In quella sede, il consigliere Giovanni Doria avrebbe proposto il nome di Ermanno De Francisco come alternativa a Carbone, dando il via a una trattativa che avrebbe portato a una prima indicazione di De Francisco. Dopo le pressioni delle associazioni dei magistrati, la commissione si sarebbe nuovamente riunita, arrivando infine a sostenere Carbone. Tuttavia, al momento del voto finale, il plenum ha bocciato la proposta.

Dopo la bocciatura, Carbone ha impugnato la decisione davanti al Tar del Lazio. Nel frattempo, il 10 giugno scorso, il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa ha modificato il regolamento sulle modalità di voto per le nomine, introducendo lo scrutinio palese come regola generale, con la possibilità di ricorrere al voto segreto su richiesta di almeno quattro componenti.

Fonti