Le elezioni per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura (CSM) si sono concluse con lo spoglio dei voti per i 20 membri togati, cioè i magistrati di ruolo. Il prossimo 18 febbraio 2026 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presiederà un'assemblea plenaria straordinaria, a sei mesi dalla scadenza naturale del suo incarico, per l'insediamento del nuovo Consiglio.
Le consultazioni segnano un risultato netto: avanzano le correnti progressiste della magistratura, che passano da 7 rappresentanti a 11, mentre si ridimensiona l'area conservatrice, che scende da 7 a 4. Le correnti sono associazioni a cui i magistrati aderiscono in base al loro orientamento culturale e politico e che influenzano la loro carriera. In queste elezioni, le correnti cercano di organizzarsi per proporre candidati forti e ottenere più voti, talvolta accordandosi tra loro o litigando.
Le correnti di sinistra, come Area e Magistratura Democratica (MD), sono le vincitrici, come era stato previsto da alcuni esponenti politici del centrodestra. Il governo ha cercato di anticipare questo risultato con una campagna referendaria per una riforma della magistratura, bocciata dal voto popolare a marzo. La campagna referendaria ha generato tensioni all'interno della corrente di centrodestra, Magistratura Indipendente (MI), con critiche interne reciproche tra chi accusava alcuni colleghi di accondiscendenza verso il governo e chi rimproverava l'ANM di essere stata troppo succube dell'area antigovernativa.
Queste tensioni si aggiungono a malumori preesistenti tra un'ala moderata e una conservatrice all'interno di MI, che risalgono all'insediamento del governo di Giorgia Meloni. Il voto arriva in un contesto di dissidi tra il governo e la procura di Roma, con attacchi diretti della presidente del Consiglio a Francesco Lo Voi, procuratore capo e influente esponente di MI.