Il nuovo decreto del Governo introduce due misure destinate a incidere sull’organizzazione della scuola: un tetto per gli studenti non italofoni nelle classi prime e il divieto di burqa e niqab durante le attività scolastiche. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’integrazione, evitando la concentrazione di alunni con difficoltà linguistiche e assicurando una partecipazione diretta alle attività didattiche.
La misura più discussa riguarda la composizione delle classi. Il limite del 30% non si applica a tutti gli studenti stranieri, ma è collegato al percorso scolastico seguito in Italia e alla conoscenza della lingua. Nella scuola primaria, il tetto riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati nel Paese e che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle scuole secondarie, la soglia si applica agli studenti che non hanno completato con esito positivo almeno tre anni all’interno del sistema nazionale di istruzione.
La norma punta a evitare classi con un numero elevato di studenti che necessitano di un rafforzamento della lingua italiana, per ridurre difficoltà didattiche e favorire un percorso di apprendimento più equilibrato. La misura è pensata principalmente per i nuovi ingressi e non dovrebbe comportare modifiche alle classi già formate, secondo le indicazioni diffuse dal Governo.
Il decreto interviene anche sul piano del vestiario. Durante le attività scolastiche sarà vietato indossare burqa e niqab, con sanzioni amministrative per chi non rispetta la disposizione. Le multe previste vanno da 200 a 1.000 euro e, nel caso dei minori, la responsabilità ricade su genitori o tutori. La norma si inserisce in un quadro più ampio di regole già presenti in altri contesti pubblici.
Accanto ai divieti, il decreto prevede anche interventi per rafforzare l’apprendimento della lingua italiana e il coinvolgimento delle famiglie. L’integrazione, nelle intenzioni del Governo, non dovrebbe passare solo attraverso limiti e divieti, ma anche attraverso strumenti di sostegno.
Il provvedimento apre ora una fase di confronto sull’applicazione concreta del tetto del 30%, sulle eventuali deroghe e sulla gestione dei nuovi criteri negli istituti scolastici