Il 2026 è stato un anno da record per gli investimenti privati globali nel settore della defense tech. Secondo il rapporto annuale State of Defence Tech di Dealroom, gli investitori hanno puntato in tutto il mondo circa 10,5 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 2,6 miliardi del 2025. Una crescita che, nonostante l’attenzione crescente per le nuove tecnologie applicate alla sicurezza, mostra numeri ancora piuttosto contenuti se confrontati con altri comparti dell’economia digitale.

In Europa, dove i capitali dedicati alla difesa restano relativamente limitati, i fondi raccolti entro il 20 settembre sono stati 7,4 miliardi di dollari, a fronte di 1,5 miliardi dell’anno precedente. Oltre l’85% di questi investimenti si concentra però in pochi round di dimensioni molto elevate, tra cui 1,8 miliardi raccolti da Helsing e 1,2 miliardi da Quantum Systems, entrambe con sede a Monaco di Baviera. Un dato che suggerisce come il mercato continui a privilegiare un numero ristretto di grandi operatori considerati strategici.

Nel report l’Italia non compare tra i Paesi indicati con un ecosistema industriale strutturato e in crescita. Secondo il rapporto, il sistema italiano sarebbe ancora “sui generis”, con un mercato del venture capital meno maturo e una domanda pubblica sulla Difesa segnata da “annunci, rinvii e ripensamenti”. Una fotografia che evidenzia potenzialità ancora inespresse, anche se non mancano aziende italiane attive nel settore.

A livello globale, gli Stati Uniti restano il principale punto di riferimento per i capitali di rischio destinati alla difesa, nonostante una progressiva diminuzione della loro quota: dal 93% nel 2021 al 75% nel 2026. Nello stesso periodo, l’Unione Europea ha visto crescere il proprio peso dal 15% al 21% del totale mondiale, con un importo passato da 2,2 miliardi a 5,4 miliardi di dollari. In termini relativi, la quota del venture capital dedicata alla difesa nell’UE è salita al 15%, contro il 6,2% del 2025.

Tra i Paesi che investono di più nella difesa, la Germania è in testa con 3,5 miliardi di dollari, seguita dalla Finlandia con 1,2 miliardi – principalmente grazie a Iceye – e dal Regno Unito con 932 milioni. La Francia è più indietro, con 376 milioni. All’interno della Germania, l’area di Monaco di Baviera si distingue da sola per circa 3 miliardi di dollari attratti, diventando uno dei principali poli europei del settore.

Guardando alle tecnologie, droni e sistemi autonomi dominano il mercato, rappresentando il 74% dei fondi raccolti nell’Unione Europea. I velivoli senza pilota o con guida remota hanno richiamato da soli 4,7 miliardi di dollari in Europa, confermando una forte attenzione degli investitori verso questa area.

Le aziende italiane non sono isolate o escluse dal report: semplicemente, non figurano tra i casi esaminati nel campione considerato. Il settore dual-use in Italia ha comunque competenze solide, anche se non è al centro del rapporto. Un esempio è il round da 18 milioni di euro di Algorit, indicato tra le operazioni più rilevanti del 2026.

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