La proposta della Commissione Europea per il prossimo bilancio settennale dell’Unione torna al centro del dibattito politico italiano, con le regioni del Nord pronte a contrastare un impianto che, secondo la loro valutazione, rischia di ridurre i finanziamenti destinati alle amministrazioni locali e di limitarne l’autonomia nella programmazione degli investimenti.

Secondo quanto riportato da policymakermag.it, la Lombardia, guidata dal presidente Attilio Fontana, è tra i principali promotori della protesta, affiancata da Piemonte, Liguria e Veneto. L’attenzione si concentra sulla proposta della Commissione per il quadro finanziario pluriennale 2028-2034, che ammonta a quasi 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti, pari a circa l’1,26% del reddito nazionale lordo medio dell’Unione.

L’esecutivo europeo sostiene che la proposta sia pensata per adeguare la spesa comunitaria alle nuove esigenze in materia di sicurezza, difesa, competizione industriale, transizione energetica e gestione delle sfide migratorie. Tra le principali novità figurano l’introduzione di piani di partenariato nazionale e regionale, che obbligheranno ciascuno Stato membro a predisporre un piano complessivo che unisca fondi attualmente distinti, come quelli destinati alla coesione, all’agricoltura, alla pesca, alla migrazione e alla sicurezza interna.

Ed è proprio su questo punto che si concentra la critica delle regioni. Fontana e gli altri presidenti temono che la nuova impostazione possa ridurre la quota di risorse destinate direttamente ai territori, in particolare per quanto riguarda la politica di coesione, il principale strumento europeo per sostenere gli investimenti in infrastrutture, sviluppo economico e riduzione delle disuguaglianze tra le diverse aree dell’Unione.

Le regioni del Nord contestano anche la redistribuzione delle risorse prevista dalla Commissione. Pur riconoscendo la necessità di sostenere le aree economicamente più deboli, i governatori evidenziano che Bruxelles ha previsto 218 miliardi di euro per le regioni più povere, mentre non sarebbero state introdotte garanzie equivalenti per le aree più ricche, che contribuiscono in misura significativa al bilancio comunitario.

Fontana ha definito le modifiche proposte “assolutamente inaccettabili e contrarie alla logica e agli interessi delle nostre regioni”, sostenendo che la Lombardia rischia di perdere un miliardo di euro nei prossimi sette anni tra fondi regionali e sussidi destinati agli agricoltori. La preoccupazione riguarda anche il possibile aumento della centralizzazione nella ripartizione dei fondi, con i governi nazionali che assumerebbero un ruolo più centrale nella programmazione, a scapito delle amministrazioni regionali.

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