Secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times il 12 ottobre 2026 e firmata da Antonio Teti, la guerra ibrida russa starebbe entrando in una fase più aggressiva e mirata, con una nuova strategia che prende di mira direttamente i vertici dell’industria della difesa europea. L’analisi evidenzia come Mosca avrebbe integrato nella propria dottrina operativa l’eliminazione fisica di dirigenti e figure strategiche delle aziende che sostengono l’Ucraina, trasformando questi attacchi in uno strumento sistematico di pressione geopolitica.

La novità principale riguarda l’individuazione di bersagli non più limitati a obiettivi militari tradizionali o infrastrutture critiche, ma estesi a figure chiave del comparto industriale. Amministratori delegati, dirigenti, responsabili della produzione e specialisti tecnologici diventano obiettivi sensibili, colpiti non solo per il loro ruolo operativo ma per l’impatto sistemico che la loro eliminazione può avere sulle catene di approvvigionamento, sulla continuità produttiva e sulla fiducia del settore.

L’analisi sottolinea come questi attacchi non abbiano soltanto una funzione punitiva o intimidatoria, ma siano parte di una strategia più ampia di coercizione strategica. Colpire individui chiave significa compromettere la capacità industriale e decisionale dell’avversario, rallentare programmi industriali, alterare investimenti e costringere governi e aziende a rivedere le proprie politiche di sicurezza. In questo contesto, la minaccia individuale diventa uno strumento per influenzare decisioni collettive.

Un elemento centrale della ricostruzione riguarda il ruolo del GRU, l’intelligence militare russa. Storicamente specializzata in attività clandestine, operazioni speciali e sabotaggi, l’organizzazione avrebbe adattato le proprie modalità operative alle esigenze della guerra contemporanea, facendo ricorso a reti criminali, intermediari e contractor per condurre operazioni coperte. Questa flessibilità operativa rende più difficile attribuire responsabilità dirette e aumenta il margine di azione sotto il livello della guerra dichiarata.

L’analisi segnala inoltre un’evoluzione della guerra ibrida: dai sabotaggi tradizionali e cyberattacchi, si passa a operazioni di eliminazione fisica che mirano a destabilizzare l’avversario dall’interno. L’obiettivo non è solo distruggere infrastrutture, ma minare la resilienza istituzionale e industriale dei Paesi europei. In questo contesto, l’eliminazione fisica dei dirigenti delle aziende europee della difesa diventa uno strumento di pressione geopolitica, capace di creare incertezza e paura nelle strutture produttive.

Di fronte a questa minaccia, l’Europa è chiamata a rafforzare le proprie capacità di intelligence, controspionaggio e sicurezza economica, per proteggere non solo le infrastrutture critiche, ma anche le persone e le competenze strategiche che costituiscono il cuore della propria capacità difensiva.

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