Se la destra italiana aumenterà i collegi elettorali per “avvicinare i candidati ai territori”, come ha fatto trapelare il governo, la motivazione politica è esattamente opposta: controllare i gruppi parlamentari attraverso le segreterie di partito.

Secondo quanto riportato da policymakermag.it in un articolo del 16 ottobre 2026 a firma di Bianca Maria Togni, il governo starebbe lavorando a un decreto elettorale da varare a inizio 2027, per ridisegnare i collegi in vista delle elezioni politiche.

L’ipotesi parte da una teoria semplice: il gerrymandering, la pratica di ridisegnare i collegi elettorali in modo da favorire un partito o una coalizione. Ma il vero nodo sono le preferenze.

Con le preferenze per il secondo candidato in lista, la segreteria di partito non ha più il controllo totale sulla scelta degli eletti. Fratelli d’Italia e Partito Democratico (Pd) possono contare su strutture organizzate capaci di mobilitare il consenso. Lega e Forza Italia, invece, potrebbero incontrare difficoltà: il Carroccio potrebbe subire differenze territoriali, mentre Forza Italia potrebbe affrontare dissensi interni.

Secondo l’analisi, l’aumento dei capilista bloccati potrebbe favorire i partiti minori: Lega, Forza Italia, Alleanza Verdi e Sinistra, centristi. Maggiore è la presenza di candidature blindate, più ampio è il margine di manovra delle segreterie nella composizione delle liste.

La legge elettorale approvata alla Camera a inizio ottobre prevede che l’Italia sia divisa in 28 circoscrizioni e 49 collegi per la Camera, 26 per il Senato. In un commento sul Corriere della Sera, Aldo Cazzullo ha sottolineato come “una democrazia occidentale non cambia la legge elettorale a ogni voto, adattandola alle convenienze della maggioranza del momento”.

Il Mattarellum, al contrario, assegnava il 75% dei seggi nei collegi uninominali, favorendo un rapporto diretto tra cittadini e rappresentanti. La riforma del governo, invece, elimina i collegi uninominali e introduce un premio di maggioranza.

La contraddizione è evidente: l’obiettivo dichiarato di avvicinare i candidati ai territori sembra scontrarsi con la realtà di un sistema che favorisce i capilista bloccati, aumentando il controllo delle segreterie sui gruppi parlamentari.

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