La crisi climatica continua a esercitare un impatto crescente sull’Italia, tra ondate di calore, eventi estremi e ritardi nella riduzione delle emissioni. È quanto emerge dal rapporto presentato il 3 novembre agli Stati generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile alla Fiera di Rimini nell’ambito di Ecomondo, la manifestazione annuale dedicata alla transizione ecologica e all’economia circolare.

Secondo i dati illustrati dal presidente della Fondazione, Edo Ronchi, l’Italia si conferma un hotspot climatico, cioè un’area particolarmente esposta agli impatti della crisi climatica. Negli ultimi 50 anni la temperatura media nel Paese è aumentata di oltre 2°C, un incremento superiore alla media globale, mentre nel solo 2025 si sono registrati più di 2.300 eventi climatici estremi.

Il rapporto evidenzia inoltre che l’estate 2026 è stata la più calda mai registrata in Italia, con temperature record diffuse su gran parte del territorio nazionale.

Emissioni in aumento e ritardi sulle rinnovabili

Il quadro delineato dal rapporto non riguarda solo il clima, ma anche l’andamento delle politiche energetiche. Nel 2025 le emissioni di gas serra sono tornate a crescere e l’Italia risulta in ritardo rispetto agli obiettivi previsti dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Per rispettare il target del 2030, il Paese dovrà ridurre le emissioni di 14 Mt l’anno già a partire dal 2026.

La dipendenza energetica dall’estero rimane elevata, attestandosi intorno al 74%, ben al di sopra della media europea che si aggira intorno al 57%. Sul fronte delle rinnovabili, nel 2025 il 47% dell’elettricità prodotta in Italia proveniva da fonti rinnovabili, mentre l’obiettivo fissato per il 2030 è del 70%.

Agricoltura e città tra criticità e segnali positivi

Il rapporto dedica ampio spazio anche ai settori dell’agricoltura e della gestione delle risorse. L’Italia resta il Paese europeo con il consumo idrico più alto, mentre nel 2025 la superficie dedicata all’agricoltura biologica è diminuita, nonostante una crescita delle produzioni Dop e Igp e una flessione delle emissioni del comparto.

Per quanto riguarda le città, il documento segnala un aumento delle iniziative legate alla transizione ecologica, sostenute in particolare dai fondi del Pnrr. Tuttavia, il rapporto sottolinea come il percorso verso una maggiore sostenibilità urbana sia ancora in fase di sviluppo e richieda interventi strutturali nel medio-lungo periodo.

Le prospettive della green economy

Nel corso della presentazione, Edo Ronchi ha sottolineato come, nonostante le criticità evidenziate dal rapporto, la transizione ecologica possa rappresentare un’opportunità per lo sviluppo economico e sociale. “A livello internazionale registriamo importanti fattori di spinta alla green economy a fronte di un contesto globale caratterizzato da incertezze economiche e minacce climatiche crescenti”, ha dichiarato Ronchi.

Secondo il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, la transizione ecologica “è diventata una necessità strutturale per la tenuta socioeconomica di molti Paesi e può essere un driver concreto di inclusione sociale e crescita economica”.

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