Un confronto dai toni accesi tra la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti e Massimiliano Zossolo, fondatore della pagina Welcome to Favelas.

Lo scontro si è sviluppato nel corso di un dibattito sulle violenze di piazza e sulla coerenza della maggioranza di governo nella condanna degli episodi di devastazione avvenuti durante le manifestazioni. Piccolotti ha sostenuto che, secondo il suo orientamento politico, la condanna dovrebbe essere sempre netta nei confronti di chi commette devastazioni, indipendentemente dalle ragioni della protesta.

La parlamentare ha poi richiamato l'iniziativa svoltasi alla Camera, alla quale era presente anche l'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli, osservando che tra i partecipanti figurava una persona condannata per reati collegati agli scontri del 15 ottobre 2011. "Ad alcuni che fanno devastazione e saccheggio voi fate gli applausi nelle vostre iniziative di partito. Complimenti", ha affermato Piccolotti.

Zossolo, chiamato in causa durante il confronto, ha replicato sostenendo di aver scontato la propria pena e di non aver più avuto procedimenti penali successivi. "Io il mio conto con la legge l'ho pagato", ha dichiarato, rivendicando il diritto di partecipare al dibattito pubblico.

Nel corso dello scambio, Zossolo ha inoltre richiamato il caso giudiziario che ha riguardato l'europarlamentare Ilaria Salis, condannata in primo grado in Ungheria per favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina, sentenza successivamente annullata dalla Corte d'Appello di Szeged con rinvio a un nuovo giudizio. Il procedimento è ancora pendente.

L'episodio solleva due distinti piani di riflessione. Da un lato, il nodo politico riguarda la coerenza delle forze politiche nella valutazione delle vicende giudiziarie: la presenza di Zossolo a un'iniziativa parlamentare promossa da esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra viene utilizzata dagli avversari per interrogare la posizione del partito nei confronti di persone che hanno partecipato a episodi di violenza politica.

Dall'altro, vi è una questione più ampia di ordine giuridico e costituzionale. La vicenda di Zossolo richiama il principio della funzione rieducativa della pena prevista dall'ordinamento italiano: una condanna, una volta espiata, non cancella i diritti di cittadinanza né impedisce di prendere parte al confronto pubblico. Allo stesso modo, il richiamo al caso Salis solleva interrogativi sulla differenza tra una sentenza definitiva e un procedimento ancora in corso.

Resta il dato politico: il confronto tra Piccolotti e Zossolo si inserisce in un clima di forte polarizzazione tra maggioranza e opposizione sulle responsabilità delle violenze di piazza e sull'uso delle precedenti giudiziarie nel dibattito pubblico, con conseguenti accuse incrociate di incoerenza nella difesa delle persone coinvolte in procedimenti penali.