Palazzo Chigi ha convocato per il 13 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri per l’esame del Documento programmatico di bilancio (Dpb), che dovrà essere trasmesso a Bruxelles entro la scadenza fissata al 15 di questo mese, dopo l’approvazione da parte del Parlamento del Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) e delle relative risoluzioni, presentate dal relatore, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il Documento programmatico di bilancio, che rappresenta uno strumento di coordinamento economico introdotto dal Regolamento UE numero 473 del 2013, costituisce il veicolo attraverso il quale il progetto di bilancio per l’anno successivo viene presentato agli istituti comunitari.
Il Dpb si differenzia dalla legge di bilancio vera e propria per natura e funzione. Mentre quest’ultima è un provvedimento normativo e contabile complesso, discusso e approvato dal Parlamento, il Documento programmatico è una sintesi programmatica e preventiva, redatta in forma standardizzata e sintetica, che anticipa le linee guida e le misure principali della manovra.
Fra le caratteristiche principali del Documento vi sono l’analisi delle discrepanze rispetto alle stime previsionali contenute nel Programma di stabilità e un’illustrazione dei provvedimenti che compongono la manovra di finanza pubblica, corredata da una valutazione del loro impatto sui conti economici e sulla crescita.
La sua funzione primaria è quella di consentire un coordinamento macroeconomico tra i Paesi dell’Unione monetaria e la Commissione, attraverso un esercizio di trasparenza preventiva e di verifica. Attraverso l’esame del documento, l’esecutivo nazionale mostra in che modo intende raggiungere gli obiettivi programmatici, illustrando l’impatto atteso delle proposte sui conti pubblici e sulla crescita economica.
In questo modo il Dpb permette alle istituzioni di vertice dell’Unione europea di monitorare la rotta seguita dai governi e di verificare la coerenza dei piani nazionali con le regole e gli obiettivi comuni.