Il caso di Irkutsk è tornato al centro dell'attenzione internazionale dopo che il 7 ottobre una lavoratrice dell'Istituto anti-peste è morta in circostanze non ancora chiarite. La vicenda è diventata un nuovo banco di prova per la cooperazione tra Russia e Cina nel campo della biosicurezza, soprattutto alla luce di una coincidenza temporale che ha alimentato interrogativi: ad agosto i due Paesi avevano simulato insieme un'epidemia di peste importata, in un'esercitazione che coinvolgeva proprio la città siberiana e la regione autonoma cinese della Mongolia Interna.

La notizia ha avuto una forte eco negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha annunciato che "molto presto" ci sarà una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, senza precisare se il caso di Irkutsk sarà tra i temi trattati. I Cdc non vedono al momento minacce per gli Stati Uniti, mentre l'OMS giudica basso il rischio per la popolazione, pur chiedendo alla Russia di chiarire la causa della morte e l'eventuale patogeno coinvolto.

Il punto che ha attirato maggiormente l'attenzione degli analisti è la differenza tra la severità della simulazione di agosto e l'apparente assenza di una risposta coordinata oggi. All'epoca la Cina aveva deciso di chiudere temporaneamente il confine con la Russia, mentre ora Pechino mantiene una linea molto più prudente: al 4 ottobre non aveva diffuso avvisi sanitari né sconsigliato i viaggi verso la Russia, e fino a sei voli al giorno collegano Irkutsk a diverse città cinesi.

La comunicazione russa è stata contraddittoria. Il leader della Buriazia ha parlato di peste, mentre l'agenzia Rospotrebnadzor ha parlato genericamente di "polmonite di eziologia sconosciuta" e ha escluso incidenti all'interno dell'istituto. Anche l'OMS ha chiesto informazioni "tempestive, complete e trasparenti" per chiarire la situazione.

A settembre, prima dell'episodio di Irkutsk, funzionari sanitari russi e cinesi si erano incontrati per discutere di biosicurezza. Il comunicato finale non menzionava il caso, segno che probabilmente non era ancora noto o che non era stato ritenuto rilevante. Tuttavia, la coincidenza temporale tra l'incontro e la successiva vicenda ha sollevato domande sulla reale portata della collaborazione tra i due Paesi.

Secondo la Jamestown Foundation, Mosca e Pechino stanno costruendo un sistema di biosicurezza sempre più condiviso, con un'espansione della cooperazione a Bielorussia, Asia centrale e organizzazioni regionali come la Shanghai Cooperation Organization. Il caso di Irkutsk, però, mostra che questa cooperazione non si traduce automaticamente in azione visibile: nonostante l'episodio richiami da vicino lo scenario simulato ad agosto, la risposta internazionale appare molto più cauta.

Alcuni osservatori ritengono che il silenzio cinese possa indicare che Pechino ritiene il rischio trascurabile o che la cooperazione avvenga su canali riservati. Altri ipotizzano che la solidarietà tra Russia e Cina in questo settore sia meno forte di quanto apparisse inizialmente.

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