Fonte: formiche.net
Maurizio Molinari è una delle firme più autorevoli del giornalismo italiano sui temi del Medio Oriente e della geopolitica. Giornalista e scrittore, è stato a lungo corrispondente de La Stampa da Gerusalemme-Ramallah, seguendo da vicino i principali conflitti e le trasformazioni politiche della regione. Successivamente ha ricoperto il ruolo di direttore de La Stampa e, in seguito, di Repubblica, guidando due delle principali testate italiane in una fase di profondi cambiamenti nello scenario internazionale. Attualmente è direttore editoriale del gruppo SAE. Il suo ultimo libro, "Le mappe per capire il potere", edito da Rizzoli, offre una lettura dei principali dossier globali attraverso la lente della politica, della tecnologia e delle strategie militari. Molinari è stato anche il primo giornalista italiano a entrare a Gaza durante l'operazione "Scudo e Freccia", riportando direttamente dal teatro delle operazioni.
Il voto israeliano ha consegnato un quadro politico complesso, con un dato chiaro: Benjamin Netanyahu resta centrale, ma non più autosufficiente. Il Likud si conferma primo partito con 26 seggi e il blocco di Netanyahu raggiunge 53 seggi, mentre la vera sorpresa è Gadi Eisenkot, che al debutto con il partito Yashar ottiene 21 seggi, diventando la seconda forza politica. I partiti arabi, invece, registrano un risultato storico con 19 seggi.
Non è la fine dell'era Netanyahu, ma della sua autosufficienza: il premier rimane centrale, ma non può più governare da solo con la destra radicale e i partiti religiosi. L'unità nazionale torna così l'esito più probabile.
Il governo di unità nazionale tra Likud e Yashar è l'ipotesi più probabile, ma resta difficile. Tre i motivi a favore: l'aritmetica, i veti incrociati e le posizioni di Liberman. Insieme hanno 47 seggi e possono raggiungere la maggioranza di 61 con alleati di centro e destra. Netanyahu esclude i partiti arabi, mentre Liberman rifiuta sia un governo di minoranza sia una maggioranza con arabi e haredi. Lo stesso Liberman punta apertamente su un'intesa tra Eisenkot e Netanyahu, rimettendo il premier al centro del gioco.
Si apre quindi una nuova stagione della democrazia israeliana, in cui il cambiamento non riguarda solo il Medio Oriente, ma può avere impatti anche oltre i confini regionali.
Il presidente della Commissione elettorale centrale, Noam Sohlberg, ha ordinato allo Shin Bet di indagare su sospetti di interferenze straniere da parte di Qatar e Turchia per mobilitare l'elettorato arabo. Sotto la lente ci sarebbero fondi provenienti da Paesi vicini ai Fratelli Musulmani. Quattro persone sono già state arrestate nel sud di Israele.