Da formiche.net del 30/09/2026
La disponibilità di energia abbondante, competitiva e continuativa sta diventando una condizione essenziale per garantire la sicurezza economica di un Paese. Il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia “Key Questions on Energy and AI”, pubblicato nell’aprile del 2026, prevede che, a livello globale, i consumi elettrici mondiali dei centri di elaborazione dati raddoppieranno entro il 2030 e che, nello stesso periodo, i consumi per l’IA triplicheranno.

Un’analisi di Morgan Stanley mette in luce un possibile divario tra la domanda di elettricità necessaria al funzionamento dei centri di elaborazione dati e la capacità infrastrutturale disponibile o in fase di costruzione. La banca d’affari statunitense stima che, negli Stati Uniti, la domanda incrementale di potenza potrebbe raggiungere 97 gigawatt entro il 2028, mentre i centri di elaborazione dati in costruzione o annunciati coprirebbero circa 21 gigawatt e la capacità elettrica disponibile o contrattualizzabile ammonterebbe a circa 19 gigawatt. Ciò lascerebbe un potenziale divario di 57 gigawatt, che si ridurrebbe a circa 33 gigawatt considerando nuove soluzioni di generazione energetica dedicate.

Il problema non riguarda solo il numero crescente di infrastrutture, ma anche la loro evoluzione tecnologica. Le nuove architetture di Nvidia, come Vera Rubin e Rubin Ultra, richiedono una maggiore densità energetica per unità di elaborazione, incrementando la pressione sulla disponibilità di energia. Questo fenomeno è aggravato dal differente ritmo tra i cicli di innovazione dell’industria tecnologica, che si misurano in pochi anni, e i tempi di realizzazione delle infrastrutture energetiche, che richiedono spesso decenni.

Se confermato, l’impatto di questi sviluppi potrebbe essere significativo: i centri di elaborazione dati potrebbero rappresentare quasi la metà dell’incremento complessivo della domanda elettrica negli Stati Uniti nei prossimi anni.

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