Anthony Barbagallo lascia la segreteria del Partito Democratico siciliano. Dopo un percorso segnato da divisioni interne e tentativi di ricucitura, il segretario regionale ha rassegnato le dimissioni il 27 ottobre 2026, aprendo una nuova fase per il partito in vista delle elezioni del 2027.
Barbagallo era arrivato alla guida del PD siciliano nel 2020 come candidato unitario, dopo il ritiro di Antonio Ferrante, con l’obiettivo di riportare armonia tra le diverse anime del partito. Nonostante alcuni successi elettorali, come il risultato delle europee del 2024, la sua leadership è stata costantemente messa alla prova dalle tensioni interne. La “ricomposizione” tanto auspicata non si è mai completamente realizzata.
Nella lettera di dimissioni, Barbagallo ha indicato la necessità di un nuovo assetto per affrontare le prossime sfide elettorali: “Per affrontare l’ultimo tratto di strada serve un assetto nuovo, capace di restituire fiducia a tutte le anime del Partito”, ha scritto. Le sue dimissioni riaprono così la questione della leadership, con il partito chiamato a individuare una figura capace di guidare una strategia condivisa.
Il nodo della successione non è ancora sciolto. Spetterà ai vertici nazionali individuare il nuovo leader. Tuttavia, secondo quanto emerso, si dovrebbe procedere con la creazione di una cabina di regia ristretta, con poteri ampi. Questa struttura potrebbe essere guidata da Peppe Provenzano, responsabile esteri nella segreteria di Elly Schlein. Accanto a lui potrebbero figurare lo stesso Barbagallo, la sua vice Valentina Chinnici, il capogruppo all’Ars Michele Catanzaro e la segretaria di Palermo Teresa Piccione.
La figura di Barbagallo ha segnato una fase importante del PD siciliano. Già deputato regionale, sindaco di Pedara e assessore regionale al Turismo, è stato tra i pochi dirigenti a mantenere una presenza costante e riconoscibile nel panorama politico regionale dopo la sconfitta del centrosinistra alle elezioni regionali del 2022, vinte dal centrodestra di Renato Schifani.
Sotto la sua guida, il PD siciliano ha ottenuto risultati significativi, come il 14,35% alle europee del 2024, un dato che aveva rafforzato la sua posizione. Tuttavia, il suo secondo mandato, iniziato nel 2025, è stato segnato da un congresso contestato, con una parte della dirigenza che ha denunciato irregolarità e presentato ricorsi. L’assemblea del 21 giugno 2025 lo ha comunque proclamato all’unanimità, seppur in una seduta caratterizzata da una partecipazione ridotta.