In queste ore in Italia ci sono solo due domande: quando si vota e con quale legge. La prima è ancora senza risposta; la seconda, invece, sembra ormai chiara visto che la riforma del sistema elettorale è pronta per l’ultimo voto al Senato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto che si voterà alla scadenza naturale della legislatura, ma la scadenza reale è un po’ più complicata di quanto sembri.

La Costituzione prevede che le nuove elezioni si tengano entro 70 giorni dalla fine della legislatura, che dura cinque anni. Questa legislatura diciannovesima è iniziata il 13 ottobre 2022. Le elezioni si sono svolte il 25 settembre e la prima seduta delle Camere è avvenuta il 13 ottobre. Contando cinque anni e aggiungendo i 70 giorni, si arriva teoricamente al 22 dicembre 2026. Ma è quasi impossibile immaginare di votare a ridosso di Natale. Le ipotesi più probabili portano così a un voto in autunno, tra settembre e novembre 2026, come suggeriscono da tempo i dirigenti di Fratelli d’Italia.

Ma c’è un’altra ragione che rende queste previsioni plausibili: la storia delle leggi elettorali. Ogni volta che l’Italia ha approvato un nuovo sistema di voto, si è creato un clima di confusione e tensione politica che ha portato spesso a un’accelerazione verso le urne. Con il Mattarellum si votò sette mesi dopo la sua entrata in vigore, con il Porcellum pochi mesi dopo, e con il Rosatellum nel marzo 2018, poco dopo la sua adozione nel 2017. La riforma attuale ha già scatenato polemiche e incertezze sulla data delle elezioni, sia a destra sia a sinistra.

Infine, c’è una ragione istituzionale: la legge di bilancio. Deve essere approvata entro il 31 dicembre di ogni anno e un voto a ridosso di quella scadenza rischierebbe di bloccare il Paese. Per questo, un voto in autunno permetterebbe al nuovo Parlamento di insediarsi e affrontare subito i nodi economici urgenti.

La presidente del Consiglio ha quindi due motivi per pensare a un voto anticipato: storico e istituzionale. Quando si cambiano le regole sul voto i partiti iniziano a seguire nuove tattiche. Meloni lo sa bene, e anche i suoi alleati Matteo Salvini e Antonio Tajani sembrano saperlo. Non è detto, però, che si arrivi fino in fondo, e il percorso di approvazione della legge sarà determinante.

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