Un ragazzo di 13 anni ha aggredito un'insegnante all'interno della scuola media Giovanni Verga, in via Giovanni Gussone a Roma. Secondo le prime ricostruzioni, il minore avrebbe utilizzato uno spray urticante sul volto della docente per poi ferirla con un coltello. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale sanitario del 118. La vittima, sotto choc, è stata soccorsa e non risulterebbe in pericolo di vita. Sono in corso gli accertamenti per chiarire la dinamica dell'episodio.

L'episodio riporta al centro del dibattito il tema della prevenzione della violenza nelle scuole. Il 26 febbraio 2026 l'assessora alla Scuola di Roma Capitale, Claudia Pratelli, aveva dichiarato: "Vogliamo una scuola che non teme il mondo, che non si chiude con i metal detector, ma una scuola che si apre ai territori e alle comunità di insegnanti, studenti, genitori e dirigenti". La dichiarazione, riportata da Dire, era stata pronunciata all'Acquario Romano in occasione della presentazione del progetto “Scuole aperte”, che coinvolge 160 istituti romani con l'obiettivo di renderli presìdi civici e culturali.

La posizione si inseriva nel dibattito seguito alla direttiva del 28 gennaio 2026, che prevede il rafforzamento delle attività di prevenzione e del raccordo tra istituzioni, senza introdurre generalizzatamente i metal detector. La direttiva lascia comunque ai dirigenti scolastici la possibilità di richiedere controlli in situazioni di rischio.

Secondo un sondaggio di Skuola.net su 500 studenti pubblicato il 29 gennaio 2026, il 68% si era dichiarato favorevole ai controlli, tra cui il 28% molto favorevole e il 40% abbastanza favorevole, mentre il 16% era contrario.

Sulla vicenda interviene il capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, Fabrizio Santori, che chiede chiarimenti a Pratelli. Santori cita la dichiarazione dell'assessora e chiede se la posizione sia confermata, quali strumenti di prevenzione si intendano adottare e se vi fossero precedenti segnalazioni sul minore coinvolto.

La vicenda riapre così il confronto tra interventi educativi e sociali per prevenire il disagio e la violenza e l'eventuale ricorso, in situazioni di rischio, a strumenti di sicurezza. Saranno ora le autorità competenti a chiarire eventuali precedenti e le circostanze che hanno portato all'aggressione.