Giovanni Savino, docente presso l'Università Federico II di Napoli e uno dei massimi studiosi italiani della Russia, riflette sulla diplomazia di Donald Trump e sulle sue conseguenze.

Professor Savino, la tregua proclamata da Donald Trump esiste solo nella sua percezione: né l’Ucraina né la Russia l’hanno accettata o discussa. Nel frattempo, il presidente Usa e Putin hanno raggiunto un accordo petrolifero che bypassa Kyiv e Bruxelles, e Trump ha chiesto elezioni presidenziali in Ucraina, un paese in guerra e parzialmente occupato. Che quadro scorge dietro questa mossa diplomatica?

«Trump è in difficoltà. Sta affrontando le elezioni di midterm e una guerra con l’Iran che non sta andando come si aspettava. Sta cercando di risolvere almeno uno dei due problemi e ha scelto quello ucraino, perché politicamente più semplice. Ha annunciato una tregua che la Russia ha ignorato, continuando a colpire infrastrutture ucraine; possiamo davvero aspettarcela? Va detto che anche l’Ucraina continua a colpire obiettivi energetici russi. Una tregua che non è una tregua, insomma, non sorprende più di tanto».

Tra Trump e Putin è stato raggiunto un accordo petrolifero che garantisce agli Stati Uniti 300-700 mila barili di diesel al giorno. Al di là del valore economico, che significato politico ha questo accordo? Si tratta di una concessione simbolica da parte di Mosca o di un’azione che avrà conseguenze più ampie?

«Sui numeri ci andrei cauto, non credo siano così elevati. Anche se così fosse, non è il volume a contare: è il valore politico. L’accordo riduce la pressione sui prezzi del diesel negli Usa, che hanno un impatto elettorale immediato. E soprattutto mostra che Trump può trattare direttamente con Putin, senza passare per l’Europa. Il significato politico, invece, è proprio quello che lei sottolineava. Questo elemento c’è senz’altro, anche perché l’Europa continua a non essere pervenuta».

Guardando all’intero scacchiere internazionale, quanto pesa questa mossa nella partita geopolitica globale? È solo un tassello o un potenziale punto di svolta?

«Più che di un punto di svolta parlerei di un rafforzamento di una tendenza già in corso. Trump sta cercando di ridurre le tensioni con la Russia per concentrarsi sull’Iran e sulle elezioni interne. Ma soprattutto sta mostrando che l’Europa non è più un attore rilevante in questa partita. Questo è il punto politico più importante: Washington e Mosca possono parlare direttamente, e quando lo fanno l’Europa resta a guardare. L’Europa continua a non fare nulla e questo è un elemento di grande debolezza».

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