Il Partito democratico è pronto a costruire un'alternativa comune al centrodestra, ma rivendica con forza il proprio ruolo di forza guida della coalizione. È il messaggio lanciato dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenuta durante la Direzione del partito, dove ha tracciato la linea per la costruzione del programma e della futura leadership del fronte progressista.
“Il programma si scrive con l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi, ma anche che uno non è che vale uno”, ha affermato Schlein, rivendicando il consenso costruito dal Pd negli ultimi anni e ricordando come il partito sia oggi il primo partito di opposizione grazie a “fatica, sudore e impegno”.
Un passaggio che richiama anche la situazione vissuta dal Pd all’inizio del 2023, quando i sondaggi lo collocavano intorno al 14%. Da qui la rivendicazione della leadership nella coalizione: “Generosi sì, ingenui no”, ha aggiunto la segretaria, sottolineando come in altri Paesi europei sarebbe considerato normale che a guidare una coalizione fosse il partito con più voti. “Non è egemonia, è democrazia”.
Prima ancora di discutere nomi e leadership, secondo Schlein, è necessario costruire un programma comune che consenta alla guida della coalizione di parlare a tutta l’alleanza. Ma il messaggio agli alleati è chiaro: il Pd è pronto a discutere di tutto, a partire dai contenuti, ma non intende rinunciare a far pesare il proprio ruolo nella scelta della leadership.
Schlein ha inoltre respinto l’idea che il fronte progressista non esista o che non sia in grado di competere con il centrodestra. “Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli”, ha detto, ribadendo che il programma dovrà nascere dal confronto tra le forze dell’alleanza e coinvolgere anche terzo settore, mondo produttivo, sindacati e società civile.
Sul nodo più delicato, quello del candidato premier, la segretaria ha indicato una linea precisa: se il leader della forza politica più grande deve guidare la coalizione, la scelta è chiara; se invece gli alleati non dovessero riconoscere questo principio, il Pd è pronto alle primarie. “Se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico, noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie e, se le faremo, le vinceremo insieme”, ha dichiarato.
Il programma, ha spiegato, dovrà partire dalle priorità già indicate dal Pd: lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti. Anche sulla politica estera, pur riconoscendo differenze all’interno dell’alleanza, Schlein ha sostenuto che una sintesi sia possibile.
Non è mancata, infine, una dura critica al governo Meloni, accusato di aver tradito le promesse fatte agli italiani su legge elettorale, situazione economica, salari, pressione fiscale, sanità, povertà e natalità. Da qui la richiesta di un ritorno alle urne: “Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia”.
Il messaggio della segretaria dem è dunque netto: il Pd vuole costruire un campo largo, è disponibile alla costruzione collegiale del programma e non esclude le primarie, ma considera i numeri elettorali un dato politico che la coalizione non può ignorare.
Schlein detta le regole agli alleati: “Il Pd ha il doppio dei voti”, Conte accetterà la sua leadership?
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha delineato la strategia del partito per costruire un'alternativa al centrodestra, rivendicando il ruolo di guida del Pd nella coalizione. Durante la Direzione del partito, ha sottolineato l'importanza di un programma comune, ma ha anche affermato che il Pd, essendo il primo partito di opposizione, non intende rinunciare alla leadership. Schlein ha proposto che, se gli alleati non riconoscono il principio che il partito con più voti debba guidare la coalizione, si ricorra alle primarie. Ha inoltre criticato aspramente il governo Meloni, chiedendo un ritorno alle urne per affrontare le problematiche attuali del Paese. In sintesi, il Pd si propone come forza unitaria e determinata, pronta a dialogare ma ferma nel rivendicare il proprio peso politico.