Matteo Renzi lancia la sfida dal palco della presentazione del suo ultimo libro a Milano e rilancia l’idea di primarie aperte per scegliere il candidato presidente del Consiglio della futura coalizione di centrosinistra.
«Sì, se ci sono le primarie, chi le vince rappresenta tutti. Poi io faccio di tutto perché non le vinca quello che considero il più distante. Ma se le vince, governa lui. Punto». Una dichiarazione che segna un passaggio politico preciso in una fase ancora incerta sulla definizione della leadership del fronte progressista.
Renzi non cita direttamente Elly Schlein, ma il messaggio è chiaro: la guida della coalizione non può essere assegnata in partenza. Una posizione che si inserisce nel dibattito interno al Partito Democratico, dove la segretaria resta indicata dallo statuto come candidata naturale a Palazzo Chigi, come ricordato anche dal responsabile Organizzazione Igor Taruffi.
Il leader di Italia Viva sposta però il baricentro sul terreno delle primarie. La novità sta nell’apertura formale a riconoscere chiunque vinca una consultazione aperta, compresi i membri del Movimento 5 Stelle, pur mantenendo le distanze politiche. Un passaggio che distingue nettamente la fase delle divergenze dal tentativo di costruire una strategia comune per il governo.
Renzi torna anche sulla rottura del Terzo Polo e critica la posizione di Carlo Calenda, sostenendo che quella scelta abbia indebolito l’area centrista. «Se qualcuno non avesse rotto il Terzo Polo nel modo più scriteriato possibile, oggi ci sarebbe un polo di centro capace di fare da ago della bilancia».
Il progetto, nelle parole dell’ex presidente del Consiglio, punta a ricomporre un’area riformista e centrista, lasciando agli elettori il compito di indicare la leadership attraverso le primarie. Non una resa preventiva a un’alleanza con il Movimento 5 Stelle, ma un cambio di prospettiva: prima definire il campo e poi misurarsi sulle proposte per il governo.
Renzi ribadisce di non avere bisogno di «stare nella foto con Bonelli», risponde alla polemica sull’assenza di Sala ringraziando il sindaco di Milano per il sostegno e chiede che il confronto si sposti sui programmi per i prossimi dieci anni.
Lo schema, almeno sulla carta, è delineato: Conte vuole le primarie, il PD difende la candidatura di Schlein, Renzi accetta la sfida. Ora resta da capire se alle parole seguirà un percorso condiviso o se la partita della leadership del centrosinistra continuerà a giocarsi tra aperture, distinguo e strategie incrociate.