La Sicilia è scossa da un terremoto politico: il presidente Renato Schifani (Forza Italia) sta valutando se dimettersi dopo che la procura di Palermo ha chiesto l’arresto del suo consulente Gaetano Armao e di altre otto persone nell’ambito di un'inchiesta per corruzione. Il 8 ottobre 2026 è convocata una giunta straordinaria per decidere cosa fare.

Armao, avvocato di 62 anni, è stato vicepresidente della Sicilia dal 2017 al 2022. Nel 2023 Schifani lo ha nominato consulente, affidandogli poi il ruolo di presidente della Commissione tecnica specialistica regionale per le autorizzazioni ambientali, un organismo che fornisce pareri su grandi opere e progetti di energie rinnovabili, infrastrutture, rifiuti e risorse idriche.

Secondo la procura, Armao avrebbe favorito alcune imprese in cambio di denaro. La tesi è che abbia ricevuto tangenti in cambio di pareri favorevoli necessari all’approvazione di progetti pubblici, in particolare nel settore delle energie rinnovabili. In alcuni casi, secondo le accuse, avrebbe anche fatto sostituire o nominare commissari della Commissione per esaminare specifiche pratiche.

Le indagini si sono basate su intercettazioni, microspie e telecamere che, secondo gli inquirenti, avrebbero documentato passaggi di denaro e accordi corruttivi. Le perquisizioni hanno interessato anche gli uffici della presidenza della regione e le abitazioni di Armao a Roma e Palermo.

Armao ha lavorato a stretto contatto con Schifani. È lui che ha redatto il disegno di legge sulle procedure di valutazione ambientale e ha partecipato alla stesura del decreto che disciplina il funzionamento della Commissione tecnica specialistica. La procura ha chiesto il suo arresto insieme a quello del deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo (Movimento per l’Autonomia) e dell’avvocato Pierluigi Matta, che secondo gli inquirenti avrebbe fatto da intermediario tra Armao e alcuni imprenditori.

Tra gli episodi citati nell’indagine c’è anche il pagamento di un orologio a pendolo da studio, descritto negli atti come un possibile compenso per un favore legato a una pratica amministrativa. Secondo la procura, l’acquisto sarebbe stato utilizzato per sanare un debito di 10 mila euro nato dalla vendita di un immobile.

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