Secondo quanto riporta l’ANSA, la società OpenAI, con sede a San Francisco, è stata al centro di un’operazione di spionaggio che ha visto l’individuazione di un dispositivo nascosto capace di registrare conversazioni riservate all’interno dei suoi uffici. L’episodio risale al 30 settembre 2026, quando la sicurezza aziendale ha individuato un apparato di dimensioni ridotte occultato dietro un televisore. Il ritrovamento è stato immediatamente segnalato all’FBI, che ha avviato un’indagine culminata il 9 ottobre con l’arresto di Abdulrahman Alfozan, cittadino saudita di 35 anni, con l’accusa di aver installato clandestinamente un dispositivo di registrazione per intercettare comunicazioni orali.

Il caso, reso pubblico il 13 ottobre con la diffusione di alcuni documenti giudiziari, assume una particolare rilevanza per il ruolo svolto dall’intelligenza artificiale sia nella preparazione dell’attività di spionaggio sia nella sua scoperta. Secondo quanto riportato dall’ANSA, l’indagato avrebbe utilizzato strumenti di IA per acquisire informazioni sulla disposizione degli uffici dell’azienda, localizzare le sale riunioni e programmare gli incontri più riservati. In questo contesto, OpenAI ha dichiarato di essersi avvalsa delle proprie capacità di intelligenza artificiale per analizzare il dispositivo e contribuire all’identificazione del presunto responsabile.

In un’intervista all’ANSA, Antonio Teti, professore di Cyber Intelligence e Cyber Defence all’Università Guglielmo Marconi di Roma, ha sottolineato come la vicenda evidenzi il crescente paradosso dell’uso dell’IA nei conflitti economici e industriali internazionali: l’intelligenza artificiale può essere utilizzata tanto per facilitare un’operazione di spionaggio quanto per individuarla e contrastarla. Secondo Teti, l’evoluzione tecnologica sta portando a una competizione sempre più serrata tra grandi attori globali per il dominio dell’IA, con inevitabili ricadute sul piano della sicurezza e della protezione dei segreti industriali.

Uno degli elementi più significativi dell’inchiesta riguarda l’impiego dell’IA da parte dell’indagato durante la fase di pianificazione. Dalle ricostruzioni investigative emergerebbe che l’uomo avrebbe utilizzato strumenti di produttività basati sull’IA per ottenere informazioni dettagliate sulla logistica interna di OpenAI. Inoltre, attraverso un account associato alla moglie, avrebbe effettuato numerose interrogazioni a un chatbot, chiedendo istruzioni e consigli su come realizzare e configurare dispositivi di registrazione, cifrare i dati raccolti e accedere ad essi da remoto.

Secondo Teti, il caso rappresenta un precedente destinato a fare scuola nel settore della cybersecurity e della protezione dei segreti industriali. Per la prima volta, almeno in un caso di questa rilevanza mediatica, emerge con particolare evidenza il ruolo operativo dell’IA nella protezione dei segreti industriali e nella risposta a minacce di spionaggio aziendale. Un aspetto che, a suo giudizio, apre nuovi interrogativi sulla sicurezza delle aziende tecnologiche e sulla competizione globale per il dominio dell’intelligenza artificiale.

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