Negli ultimi giorni alcuni parlamentari hanno lasciato il partito per cui erano stati eletti e sono entrati a far parte di altri gruppi parlamentari: si tratta di un fenomeno che in Italia è sempre stato presente, ma che negli ultimi giorni sembra avere subito una forte accelerazione. La ragione è semplice: la nuova legge elettorale, lo Stabilicum, entrata in vigore il 24 ottobre 2026, prevede che, per poter presentare una lista alle elezioni, i partiti che non sono rappresentati in parlamento debbano raccogliere 6.000 firme in ogni collegio plurinominale, che sono 49 per la Camera e 26 per il Senato. Prima d’ora il requisito era di 1.500 firme per ciascun collegio.

L’unico modo per evitare questo faticoso e costoso giro di firme è avere un proprio rappresentante eletto: in tal caso è sufficiente raccogliere solo 1.500 firme. Ed è qui che entrano in gioco i parlamentari “in libera uscita” o quelli che hanno un rapporto stretto con i piccoli partiti: a loro basta entrare a far parte del gruppo e costituire una componente autonoma per ottenere l’esenzione dal limite.

È un meccanismo che crea vantaggi per entrambe le parti: i piccoli partiti ottengono un vantaggio significativo, mentre i grandi partiti possono assicurarsi voti utili per la loro coalizione. In un sistema elettorale dove anche una minima percentuale di consenso può determinare il vincitore, questi accordi diventano strategici.

Il primo caso concreto è stato quello del senatore Luigi Nave, che l’8 ottobre 2026 ha lasciato il Movimento 5 Stelle per unirsi al Gruppo Misto e costituire la componente Avanti PSI – Progetto Civico Italia. Si tratta di un’alleanza tra il Partito Socialista Italiano di Enzo Maraio e Progetto Civico di Alessandro Onorato, formata principalmente da amministratori locali di orientamento progressista moderato. È chiaro che Conte sta favorendo la crescita di questa realtà per limitare il peso della componente centrista legata a Renzi.

Ma non solo: anche a destra si stanno muovendo pedine. Giorgia Meloni ha stretto un accordo con Sud chiama Nord, il movimento guidato da Cateno De Luca, sindaco di Taormina, descritto da molti come un personaggio controverso con atteggiamenti spregiudicati.

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