Per la seconda volta in meno di un mese, l’Europa si trova a commentare una telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin come se fosse una novità sostanziale. Ogni conversazione tra i due viene descritta (soprattutto dal tycoon) come una svolta, ogni dichiarazione come l’anticamera della pace. Ma alla prova dei fatti, la guerra in Ucraina è ancora lì, i focolai di crisi non si sono spenti e le dinamiche globali restano incerte.

Il contesto è quello di due conflitti in corso, che coinvolgono direttamente l’Europa ma nei quali l’Europa ha avuto un ruolo subalterno nelle decisioni: la guerra in Ucraina e il conflitto che coinvolge il Golfo Persico. In entrambi i casi, le dinamiche sono state in gran parte decise altrove.

La telefonata ha prodotto, come risultato immediato, l’annuncio che Mosca fornirà diesel agli Stati Uniti e al mercato globale, un risultato pragmatico più che strategico. Sul fronte ucraino, invece, resta una sospensione delle operazioni militari che non equivale a una vera risoluzione. Come già osservato in precedenza, una sospensione legata esplicitamente al calendario elettorale non equivale a una soluzione diplomatica.

Le prossime scadenze elettorali sono vicine: le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 e le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti del 3 novembre 2026. In questo contesto, i leader protagonisti delle crisi globali si trovano in una situazione di interdipendenza: Trump ha bisogno di Putin, e viceversa.

Sul piano geopolitico globale, si nota una dinamica interessante: gli Stati Uniti, pur mantenendo una superiorità militare, finanziaria e tecnologica, si trovano ad agire su una scena mondiale dove la politica estera è guidata da scadenze elettorali. La Cina, invece, procede con una strategia a lungo termine, integrando obiettivi politici e industriali. L’Europa, in questo scenario, appare in una posizione di attesa, senza un nuovo ordine internazionale definito.

Un elemento rilevante è il modo in cui viene condotta la guerra ibrida contemporanea. Non si combatte solo con mezzi militari, ma anche attraverso la comunicazione e l’informazione. Questo rende difficile distinguere tra negoziati autentici e rappresentazioni mediatica.

Alla fine di questa riflessione, si torna alla domanda iniziale: nella partita tra Stati Uniti, Cina e Unione Europea, chi sta vincendo? Per ora, l’Europa sembra essere in attesa, come osservatore subalterno di una competizione tra giganti che non ha ancora prodotto un nuovo equilibrio globale.

Foto di copertina formiche.net

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