L’Unione Europea potrebbe presto dotarsi di una nuova agenzia per le materie prime critiche, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina e affrontare la crescente competizione industriale americana. Secondo quanto riportato da POLITICO, il Parlamento Europeo ha approvato una proposta che prevede la nascita di un centro dedicato alla sicurezza degli approvvigionamenti, con funzioni che potrebbero includere la costituzione di riserve strategiche e, in casi eccezionali, l’acquisizione di partecipazioni nelle aziende minerarie.
La proposta rappresenta un possibile cambio di paradigma per l’Europa. Negli ultimi anni, infatti, le politiche industriali americane sotto l’amministrazione Trump e quelle giapponesi hanno adottato un approccio più diretto e interventista, considerato necessario per garantire l’accesso a materiali cruciali per le tecnologie del futuro.
Negli Stati Uniti, investimenti pubblici nelle filiere minerarie sono stati giustificati come una questione di sicurezza nazionale. Il Pentagono, ad esempio, ha investito 400 milioni di dollari per acquisire il 15% di MP Materials, accompagnando l’operazione con un prestito di 150 milioni di dollari. L’accordo ha incluso un prezzo minimo garantito di 110 dollari al chilogrammo per il neodimio-praseodimio, una misura progettata per rendere economicamente sostenibili i progetti minerari domestici in un mercato altamente volatile.
Mohammed Chahim, eurodeputato socialdemocratico olandese e relatore della proposta, ha sottolineato come i progetti europei siano particolarmente sensibili alle variazioni dei prezzi globali, che possono essere influenzati dai principali attori internazionali. Per questo motivo, la proposta fa esplicito riferimento al modello della Japan Organization for Metals and Energy Security, un’agenzia pubblica giapponese che gestisce investimenti e riserve strategiche di minerali.
Sebbene la proposta non sia ancora definitiva, il suo passaggio al Parlamento Europeo segna un passo importante verso un nuovo approccio europeo alla sicurezza economica. Se approvata, l’agenzia potrebbe rappresentare una delle evoluzioni più significative delle politiche industriali europee degli ultimi anni, segnando una transizione da strumenti puramente normativi a interventi finanziari diretti.