Il governo Meloni ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dfpb), il primo tassello della manovra economica, in un contesto di forte incertezza legata all’inflazione, al costo dell’energia e alle tensioni internazionali. Come riporta formiche.net, il Documento è stato varato durante un vertice a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e i leader della coalizione Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi.

Il quadro macroeconomico è segnato da un deficit previsto al 3,4% nel 2027 e da un Pil allo 0,8%, con rischi legati all’aumento dei prezzi e alla crisi in Medio Oriente. Sullo sfondo resta lo spread Btp/Bund sopra i 120 punti base e la procedura per deficit eccessivo.

Sul fronte delle misure, il governo punta a blindare il taglio delle aliquote Irpef per i redditi fino a 60.000 euro e l’Ecobonus al 65%, mentre resta aperto il nodo delle coperture. La flessibilità dei conti pubblici è legata alla clausola Nec da 14 miliardi, pari allo 0,6% del Pil, da utilizzare in tre anni, anche se la Commissione europea ha richiamato l’Italia sui margini già concessi.

Il Documento aggiorna inoltre le previsioni sul deficit, con un 3,4% nel 2027, 3,3% nel 2028 e 2,4% nel 2029, in linea con le raccomandazioni europee. Il vertice ha sottolineato la necessità di un ulteriore confronto con Bruxelles per ottenere margini di manovra aggiuntivi.

Nel corso dell’incontro, secondo quanto riferito da fonti presenti, Meloni avrebbe evidenziato che, in queste condizioni, con lo spazio limitato concesso dalle regole sulla spesa, non si potranno aiutare famiglie e imprese senza misure restrittive.

La si potrebbe chiamare la posa della prima pietra.

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